Una ricerca svolta presso l'Università di Hertfordshire rivela dati e statistiche sorprendenti. L'indagine, effettuata a nome di "UK Music", rivela che il 61% delle persone da 14 a 24 anni che utilizzano le reti di file-sharing, possiede in media una collezione di 8.100 tracce audio sui propri computers, per un importo che la maggior parte degli intervistati non potrebbe mai permettersi. "UK Music" è un organizzazione che rappresenta gli interessi dei vari "stakeholders" nel Regno Unito, e, conta tra i propri membri: praticamente tutta "l'industria musicale" britannica, dagli artisti alle etichette discografiche, passando per editori, produttori e società di gestione collettiva fino alla BPI. Non c'è da stupirsi quindi che il 68% degli intervistati abbia detto di usare il proprio computer ogni giorno per ascoltare musica. Delle 1808 persone intervistate, il 61% ha ammesso di scaricare musica tramite reti P2P (BitTorrent in testa) di cui l'83% ha ammesso di farne uso su base settimanale o giornaliera. Circa l'86% ha ammesso di aver copiato dei CD per i propri amici.
Inoltre, mentre molti utilizzano l'upload "classico" tramite P2P, secondo la ricerca, sono molto diffuse anche altre modalità di "file sharing" - il 75% condivide musica via e-mail, servizi di messaggistica istantanea e/o Bluetooth.
Fra gli abituali utilizzatori di reti P2P per i downloads musicali, l'85% sarebbe favorevole al pagamento di un canone mensile per scaricare legalmente "tutto ciò che può"; ma solo il 57% ha dichiarato invece che l'accesso ad un servizio di questo tipo sarebbe fermata dalla (sempre presente) condivisione illegale dei files.
Negli ultimi mesi, servizi di streaming come "Spotify" sono stati adottati come un possibile surrogato al download via P2p, e quindi, come un arma per la lotta contro la condivisione illecita. Tuttavia, il 78% dei soggetti intervistati sostiene di non aver alcun interesse nei confronti di un servizio del genere, sopratutto se a pagamento; Infatti l'89% ha dichiarato successivamente, di preferire un archivio di musica personale sul proprio computer, piuttosto che lo "streaming" online.
Infine, più della metà degli intervistati ha dichiarato che le imprese produttrici di lettori mp3 (e simili) e imprese di telefonia mobile dovrebbero pagare un canone per gli artisti, a titolo di risarcimento di perdite dovute alle copie effettuate sui loro dispositivi (una sorta di risarcimento preventivo che, a mio avviso, non trova alcuna giustificazione).
Il CEO di UK Music, Feargal Sharkey, ha commentato così questi dati: "Chiaramente, la forma delle nostre attività continuerà ad evolversi. Tuttavia, non otterremo nulla se non lavoreremo con gli appassionati di musica, e con i giovani in particolare. Essi sono estremamente esigenti nei loro bisogni, ma dobbiamo superare questa sfida".
Pasquale Gangemi
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